Fare il Gin Tonic come un PRO

• Ricette con Gin 


Tempo di Lettura: 8 minuti

Ho aperto il blog ormai 5 anni fa e non ho mai trovato il coraggio di scrivere un articolo su come fare il Gin Tonic.

Non ho mai trovato il coraggio di scrivere sul G&T perché questo è uno di quei drink dove se ne vedono veramente di tutti i colori.

Gin tonic che sembrano macedonie, gin tonic all’interno dei quali galleggiano ingredienti non identificati, acqua tonica versata lungo il bar spoon….e chi più ne ha, più ne metta!

Ho quindi deciso di armarmi di pazienza, tempo e di iniziare a scrivere questa guida su come fare il Gin Tonic perfetto dal punto di vista tecnico.

Mettiti comodo perché questo articolo è molto lungo e super approfondito. Se avrai la pazienza di arrivare in fondo saprai fare un Gin Tonic perfetto.



Se vuoi, prima di leggere la ricetta del Gin Tonic, puoi dare uno sguardo a questo video dove ti spiego come si prepara!

Le caratteristiche del Gin Tonic perfetto

Come prima cosa cerchiamo di capire, studiando gli ingredienti, che caratteristiche gustative ci dobbiamo aspettare da un Gin Tonic perfetto.

Una volta fatto questo andremo a fare le giuste scelte tecniche per fare in modo che queste caratteristiche vengano esaltate.

Come spiego nei miei corsi e come ho più volte scritto in questo blog, la tecnica è in funzione del risultato che vogliamo ottenere e degli ingredienti che compongono un determinato drink.



Il Gin Tonic è composto da 4 ingredienti: gin, acqua tonica, scorza/fetta di agrume e ghiaccio.

Come sai il Gin è un distillato fortemente aromatico, dove i botanicals che lo aromatizzano possono essere i più svariati, a patto che il ginepro sia preponderante.

Sulla scelta del gin torneremo a parlare più avanti in questo articolo perché la scelta riguarda più la sfera gustativa/personale, rispetto a quella tecnica.

Dal punto di vista strettamente tecnico cambia veramente poco se scegliete un gin piuttosto che un altro.

L’unica accortezza potrebbe essere quella mi metterne leggermente meno se utilizzate un gin con gradazione alcolica superiore al 50% vol (50 gradi).

Insomma, nulla di troppo complesso.

Gli altri 3 ingredienti invece influenzano maggiormente gli aspetti tecnici.

Partiamo dall’acqua tonica.

Quali sono le prime cose che ti vengono in mente quando pensi a questo ingrediente?

Sicuramente, e correggimi se sbaglio, pensi l’effervescenza e il gusto leggermente amaro.

Dal punto di vista tecnico ci interessa l’effervescenza.

La scelta della tonica dal punto di vista gustativo rimane una scelta personale e ne parleremo dopo.

Poiché l’acqua tonica è frizzante, ci dovremmo aspettare che questa caratteristica venga mantenuta anche a drink finito.

Certo, il G&T sarà meno frizzante rispetto all’acqua tonica pura, però un po’ di effervescenza deve rimanere (i G&T completamente lisci non sono per niente buoni).

Quindi, il G&T deve essere un drink leggermente effervescente (non troppo, altrimenti alla fine del secondo G&T ti sentirai come una mongolfiera, rutto assicurato).

Come si fa ad evitare di perdere completamente l’effervescenza?

Gravissimo errore nella preparazione del Gin Tonic

Utilizzando un tonica ben fredda, NON versando la tonica lungo il bar spoon e utilizzando  il giusto ghiaccio.

Quando fai un Gin Tonic, la tonica deve essere freddissima. Se lo fai, smetti di utilizzare quella a temperatura ambiente.

Un liquido a temperatura ambiente si sgasa più velocemente e al palato ci sembra molto meno effervescente dello stesso liquido a temperatura più bassa.

Ho scritto un articolo di approfondimento su questo argomento. Clicca qui per leggerlo.

Inoltre se usi una tonica fredda, il ghiaccio si scioglie meno.

Ma l’errore più grave che tu possa commettere è versare la tonica lungo il bar spoon.

Io capisco che possa essere figo e che alcuni bartender famosi hanno fatto dei video dove fanno questa cosa.

Però servire un drink perfetto è meglio che servirlo in modo figo, andandone a peggiorare il sapore. (Se fare una cosa figa non peggiora un drink, nessun problema. Ma non è questo il caso).

Ora ti spiego perché è sbagliato.

Le bollicine di CO2 si formano in presenza di punti di nucleazione. I punti di nucleazione possono essere delle impurità, dei cristalli di ghiaccio, oppure la rugosità di una superficie.

Il bar spoon, a livello microscopico, è tutt’altro che liscio.

Il bar spoon è pieno di punti di nucleazione che sgasano la tonica.

Il terzo aspetto è la scelta del ghiaccio.

Il ghiaccio deve essere: cristallino, leggermente umido in superficie e possibilmente un pezzo unico.

Il ghiaccio deve essere cristallino perché più bello. Nessun risvolto tecnico degno di nota.

Come seconda cosa, il ghiaccio deve essere leggermente umido in superficie. Questo vuol dire che non deve essere ghiaccio da congelatore o, come molti bartender lo chiamano, double frozen.

Il ghiaccio double frozen rallenta la diluizione, ma in superficie è pieno di micro cristalli di ghiaccio, cioè tanti punti di nucleazione (avete notato quanta schiuma fa se versate una bevanda frizzante su del ghiaccio appena tolto dal congelatore??).

Se hai tirato fuori il ghiaccio dal congelatore lascialo fuori qualche minuto prima di utilizzarlo; lascialo finché non diventa umido in superficie.

Occhio però a scolare bene i depositi di acqua utilizzando una paletta traforata.

Infine sarebbe meglio utilizzare un unico blocco di ghiaccio. 

Un unico blocco di ghiaccio ha una superficie di contatto inferiore rispetto a tanti cubetti. Questo vuol dire meno punti di nucleazione (fa sgasare meno la tonica) e meno diluizione secondaria. Se non sai che cosa sia la diluizione secondaria clicca qui e guarda il mio video.

In questo drink la diluizione non è benvenuta perché c’è già la tonica ad abbassare il tenore alcolico. Diluire un G&T vuol dire annacquarlo.

L’ultimo ingrediente è la scorza/fetta di agrume.

Io sono un amante della scorza. Un twist in superficie completa alla perfezione il drink senza andare a modificare il gusto.

Usa l’agrume che più ti piace o che più piace a chi ti chiede un Gin Tonic.

La fetta invece modifica leggermente il gusto perché una volta immersa all’interno del bicchiere rilascia un po’ di succo. La fetta inoltre rilascia meno aroma.

Non ci vedo niente di male nell’usare una fetta, però io preferisco di gran lunga la scorza.

Sono invece contrario ai G&T macedonia, pieni di frutta e spezie.

Le spezie buttate dentro il drink sono brutte da vedere, sgasano la tonica e non alternano sensibilmente il sapore del drink (soprattutto se sono spezie dure).

Per estrarre l’aroma da una bacca di ginepro questa deve essere tritata e lasciata in infusione in alcol diverse ore.

Pensate che 5 minuti in un gin tonic freddo, dal basso tenore alcolico, aromatizzino qualcosa?

Quindi, ricapitolando, il Gin Tonic perfetto deve essere profumato di gin e di agrumi, deve avere un retrogusto amaro, deve essere freddo e leggermente frizzante. Il suo tenore alcolico deve essere di circa 13-14%vol (13-14 gradi).

Ora che sai che cosa fare e che cosa non fare dal punto di vista tecnico, vediamo nella pratica come fare il Gin Tonic.

Ricetta Gin Tonic: gli ingredienti e le dosi

  • 50ml Gin
  • Acqua tonica a completare
  • Twist di agrume
  • Ghiaccio

Strumentazione

  • Tumbler alto da 350ml
  • Jigger
  • Bar spoon
  • Pelapatate
  • Tagliere e coltello
  • Paletta per il ghiaccio

Come fare il Gin Tonic: la preparazione

Raffredda il bicchiere di servizio con il ghiaccio e scola l’acqua che si è formata. Raffreddare il bicchiere è fondamentale per limitare la diluizione.

Versa 50ml di gin e colma il bicchiere con la tonica gelida. Attenzione: il ghiaccio non deve galleggiare. Se inizia a galleggiare smetti di versare la tonica e aggiungi altro ghiaccio. Finisci di versare la tonica.

Se hai fatto tutto bene dovresti aver versato circa 90-100 ml di acqua tonica.

Un Gin Tonic preparato in questo modo dovrebbe avere tra i 13 e i 14 gradi (13-14%vol) senza tenere conto della diluizione secondaria che arriverà inevitabilmente dal ghiaccio.

Versata la tonica fai un twist di agrume in superficie (io uso limone). Se vuoi decora il drink con la scorza come in foto.

Il Gin Tonic è pronto!

Prima di andare avanti però ti vorrei parlare del perfect serve.

Il perfect serve è una diversa modalità di servizio.

Praticamente al cliente si manda un bicchiere con ghiaccio, gin, scorza di agrume, uno stirrer e acqua tonica a parte.

Sarà poi lui a versare la quantità di tonica che vuole e a miscelare il drink.

Ma cosa è meglio, servire il drink finito o perfect serve?

Non c’è una regola precisa su quale modalità di servizio dobbiate utilizzare, questa dipenderà dalla scelte di marketing che farete nel vostro locale.

Gin Tonic: la scelta del gin

Il libro di Samuele Ambrosi

Il panorama dei gin è veramente immenso.

Esistono tantissime referenze in commercio ed è praticamente impossibile conoscerle tutte, a meno che tu non ti chiami Samuele Ambrosi.

Samuele è un amico e autore del libro Anthologin, il manuale italiano di riferimento sul mondo del gin (in un paio di pagine c’è pure il mio zampino).

Se vuoi sapere tutto su questo distillato, ti consiglio di acquistare il suo libro. Ci sono tantissime schede prodotto che ti aiuteranno nella scelta.

Personalmente, nel Gin Tonic, io utilizzo un London Dry classico come Tanqueray o Beefeater. Oltre essere eccezionali, li trovo anche molto eleganti.

Ho una confessione da farvi: non sono un amante dei G&T troppo profumati, quindi cerco di non utilizzare mai dei gin troppo aromatici.

Tieni presente però che questo è il mio gusto, è un’opinione personale e non un aspetto tecnico. Sentiti libero di utilizzare il gin che più ti piace. 

Gin Tonic: la scelta dell’acqua tonica

una bottiglietta di acqua tonica schweppesNon bastavano i gin a farci venire il mal di testa da troppe possibilità di scelta.

Da qualche anno sono entrate in commercio tantissime acque toniche, ciascuna con una diversa sfumatura di sapore.

Ci sono quelle più amare e schiette, quello leggermente agrumate e addirittura quelle con sentori di spezie, come le toniche mediterranee.

Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta.

Schweppes, Fever Tree, Galvanina, Thomas Henry, Britvic, Goldberg, Fentimans, Cortese, J. Gasco, sono solo alcune delle toniche che è possibile reperire in commercio.

Di qualunque marca sia, io voglio che la mia tonica sia schietta e sincera: amara e frizzante, senza tanti giri di parole.

Poi, se voglio una tonica particolare, me la preparo home made. Ma per sapere come fare devi partecipare al corso sulle Preparazioni Home Made.

Gin Tonic nel Balloon: cosa ne penso

Dalla Spagna è arrivata la moda di servire il Gin Tonic nel Balloon.

Personalmente non mi piace, ma capisco che per andare incontro alle aspettative del cliente si scelga di servire il drink in questo bicchiere.

Dal punto di vista tecnico, non ci vedo un grosso problema.

L’unica attenzione da avere è quella di modificare le proporzioni perché solitamente la capienza del balloon è superiore ai 500ml (mezzo litro).

Se non aumenti la quantità di Gin ti potresti ritrovare con un drink troppo sbilanciato verso la tonica.

Attenzione anche al prezzo di vendita: un Gin Tonic servito nel balloon dovrebbe costare qualcosa in più.

Ricapitolando: le regole del Gin Tonic perfetto

Se sei arrivato fino a qua, complimenti.

Se invece hai saltato tutto lo spiegone, ti capisco.

Per questo ho deciso di ricapitolare i punti più importanti per fare un G&T perfetto.

  • Raffredda bene il bicchiere di servizio;
  • Usa ghiaccio cristallino;
  • Non usare il ghiaccio da congelatore, tienilo fuori qualche minuto prima di utilizzarlo;
  • Usa una tonica bella fredda, mai a temperatura ambiente;
  • Non versare la tonica lungo il bar spoon;
  • Non far galleggiare il ghiaccio;
  • Decora con una scorza o fetta di agrume;
  • Spezie e frutta nel drink servono a poco e lo fanno sgasare.

Dal gin tonic per ora è tutto. Spero che questo articolo ti sia piaciuto e soprattutto che ti sia servito.

Buona miscelazione,
Giovanni

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Ingredienti
  • 50ml Gin
  • Acqua tonica a completare
  • Twist di agrume
  • Ghiaccio
Strumenti
  • Tumbler alto da 350ml
  • Jigger
  • Bar spoon
  • Pelapatate
  • Tagliere e coltello
  • Paletta per il ghiaccio

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Giovanni Ceccarelli

Sono l'ideatore e coordinatore del blog e del progetto Cocktail Engineering. Per pagarmi gli studi universitari dal 2007 ho iniziato a lavorare come bartender in diversi locali tra Pesaro, Fano e la Riviera romagnola. Nel 2010 mi sono laureato in Ingegneria Energetica (ben presto ho capito che questa non era la mia strada). Dal 2011 sono docente in Drink Factory nei corsi di Miscelazione Avanzata e Preparazioni Home made. Dal 2013 al 2016 ho scritto di scienza e cocktail sulla rivista BarTales. Nel 2016 ho aperto questo blog e lavoro come consulente per Vargros per il quale seleziono spezie ed altri ingredienti.

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