Perché i bartender dovrebbero curare un profilo social

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Quando nel 2007 ho iniziato a fare il barman ancora non si parlava di social network. Facebook sarebbe arrivato in Italia sono l’anno successivo, Instagram non era ancora stato inventato e TikTok probabilmente neanche ancora immaginato. Quando, negli anni successivi, i social sono diventati un fenomeno di massa, molti bartender hanno iniziato ad utilizzare i Facebook e Instagram per condividere in rete il loro lavoro. Nel 2012 nacquero anche i primi gruppi Facebook, nei quali diverse migliaia di bartender si incontravano per parlare di miscelazione, con toni più o meno pacati. I social network sono stati un cambiamento culturale molto radicale e hanno scatenato la reazione di quelli che io definisco i ‘tromboni‘. I tromboni sono quelle persone che non solo non sono minimamente in grado di accogliere un cambiamento, ma non riescono neanche a costruire un dibattito costruttivo che possa guidare un cambiamento. Un trombone non è chi è contrario a qualcosa o ha una visione più conservatrice, è un trombone chi ha atteggiamento negativo e spesso denigratorio nei confronti del cambiamento. Se non usi o non ami i social non vuol dire che sei un trombone, non fraintendermi. Il motivo per cui hanno questo atteggiamento negativo e denigratorio? Si sentono minacciati dal cambiamento. Cambiare è rischioso e non sempre facile. Quante volte avete sentito dire questa frase: si è sempre fatto così ed è sempre andato bene. Se fosse per i tromboni, probabilmente andremmo ancora a cavallo (i tromboni infatti sono presenti in ogni settore, non solo in quello del bartending). Tornando al nostro settore, la frase che si sentiva dire di più era ‘invece di stare dietro al bancone sono sempre sui social a postare foto’ (come se postare una foto sui social togliesse tempo al lavoro dietro il bancone…). Per fortuna nessuno ha ascoltato i tromboni, i bartender hanno continuato ad utilizzare i social (anche se non sempre in maniera costruttiva, purtroppo) e oggi possiamo dire che il bilancio è positivo. Credo infatti che, tutto sommato, questi strumenti abbiano fatto bene alla nostra categoria, mettendo in connessione professionisti da tutto il Mondo, facendoci crescere professionalmente e rafforzando la nostra community. Hanno anche fatto uscire dall’ombra un mestiere che, secondo me, era poco ‘capito’. Non siamo più solo quelli che ‘sbaglian dose del Campari e ti fotton le morose’, come cantava Edipo nella sua simpaticissima canzone. Ora che i social sono una realtà consolidata e sono uno strumento fondamentale per il nostro settore, provo a spiegarvi perché non sono uno strumento che solo bar/ristoranti o aziende del settore devono utilizzare, ma anche i singoli bartender. Certo, non è obbligatorio, ma potrebbero dare un bel vantaggio competitivo. Come potete immaginare, ogni giorno, ho a che fare con un sacco di bartender, bar manager e titolari di locali. Più di una volta è venuto fuori quanto sia importante, per un bartender, essere presente e comunicare sui social network.

Perché un barman dovrebbe curare la sua presenza sui social?

Prima di rispondere a questa domanda ci tengo a precisare che in questo articolo si parla di social in senso generale. Per essere ancora più espliciti e non cadere in inutili fraintendimenti, non mi sto riferendo a Instagram in particolare (io per esempio uso e curo pochissimo il mio profilo Instagram. Per me Instagram è un modo per chattare con chi vuole parlare con me). Dopo la premessa doverosa, partiamo! Sarai d’accordo con me quando dico che i social sono uno strumento di comunicazione e condivisione che, essendo completamente online, ci permettono di raggiungere praticamente chiunque. Quando i social non esistevano era molto più difficile reperire determinate informazioni o sapere cose che oggi sono considerate scontati. La crescita professionale è esplosa con l’arrivo dei social perché è diventata globale: finalmente esisteva uno strumento che metteva in contatto diretto bartender da tutto il Mondo. Sull’importanza dei social come strumento di condivisione anche Giorgio Bargiani, head mixologist del Connaught bar di Londra, ha le idee molto chiare: ‘se condividi sui social cosa fai, qualcun altro ne gioverà. Non solo tecniche e ricette, ma anche modo di fare, consigli di vita o di carriera possono essere d’ispirazione per altri’. Oltre a quanto è già stato detto da Giorgio, mi sento di aggiungere che, grazie ai social, puoi (anzi devi) far conoscere anche la tua personalità e i tuoi valori. In poche parole, attraverso i social, puoi costruire il tuo personal brand. Valori che puoi comunicare anche indirettamente. Per esempio, un profilo curato nel tempo, potrebbe comunicare che sei una persona costante e che dedichi del tempo per raggiungere certi obiettivi anche se non ottieni subito dei risultati. Se sei una persona che ha molte passioni, non avere paura di condividere anche quelle. Come fare però se sei timido e non te la senti di esporti? Anche per questo Giorgio ha la risposta pronta: ‘i bartender, indipendentemente da dove lavorano, sono intrinsecamente personaggi pubblici (ndr: pubblici non inteso come famosi). A differenza dei cuochi, che sono chiusi in cucina, i bartender lavorano dietro il banco bar, un palcoscenico naturale, che richiede saper comunicare con i clienti (ndr: nel giusto modo a seconda del contesto)‘. Il consiglio è quindi quello di guardare ai  social come una naturale estensione del tuo essere un personaggio che lavora con il pubblico e che deve saper comunicare. Se sei spigliato dietro il banco bar, con un po’ di allenamento, sarai spigliato anche davanti ad una macchina fotografica (i social sono uno strumento e bisogna studiare e allenarsi per usarli al meglio). Qualche mese fa, durante una chiacchierata, Francesco Galdi, Corporate Beverage Manager presso Buddha bar, aveva fatto un accenno su quanto fosse importante per un bartender avere una curata presenza sui social. Prima di scrivere questo articolo l’ho quindi chiamato e gli ho chiesto di spiegarsi meglio. La sua risposta è stata molto netta: ‘I bartender, nel 2021, dovrebbero prendere coscienza di quanto siano importanti i canali social. Sono la vetrina del nostro lavoro che regala spaccati della nostra vita. Curarne l’immagine e la narrativa è fondamentale. In molte occasioni mi sono trovato a scegliere o scartare risorse anche grazie ai social media.’ Ovviamente Francesco non ci sta dicendo che sceglie basandosi esclusivamente sui social di un candidato, ma che avere una presenza curata e in target può fare la differenza a parità di altre condizioni. Questa cosa può piacere o meno, ma prenderà sempre più piede in futuro e, se non volete essere vittima del cambiamento, dovete accettarlo e sfruttarlo a vostro vantaggio. Come è anche importante ricordarsi che sui social ci sono persone, quindi da li si capisce anche come vi relazionate con gli altri, come rispondete ai commenti. Sempre Francesco, dando un consiglio a dei ragazzi all’interno del mio gruppo facebook ha aggiunto ‘i Social sono una vetrina sempre aperta sulla nostra vita, ed inevitabilmente sul lavoro che facciamo. Usateli in maniera creativa e costruttiva, ogni volta che ricevo un CV vado a vedermi i canali Social di chi me lo manda.’  Concetto ripreso anche da Giorgio: ‘dal momento che qualcuno viene assunto al Connaught bar, sui social deve mantenere un certo stile. Straight up with style and don’t forget the smile è una filosofia che copre molti settori della nostra vita, compreso quello dei social. Ci piace che il nostro mood positivo ed elegante passi in tutto quello che facciamo, compresi i social’. Un altro punto di vista interessante è quello di Nicolò Guiotto, un bartender iscritto alla mia community COCKTAIL ENGINEERING PRO. Nicolò, in una discussione su questo tema che ho aperto sul gruppo, ha risposto: ‘Per me il social è un appendice del CV. Pulito, professionale e senza eccessi. Il nostro non è sempre un lavoro ma è un esibizione: Come presenti il prodotto? Come allestisci? Come ti muovi?. Se cerchi lavoro World Wide come me è d’obbligo.’ Fondamentalmente ha detto le stesse cose che ha detto Giorgio. Sono completamente d’accordo con lui. Per avere un punto di vista diverso da quello di un bartender, ho approfondito questo argomento anche con Pierpaolo Maggio, Growth Hacker presso Vargros e Cocktail Engineering®. Pierpaolo, che di lavoro si occupa di marketing nel settore beverage, oltre a condividere quanto detto da Giorgio, Francesco e Nicolò, ci ricorda che i social permettono di raggiungere una platea di potenziali clienti e datori di lavoro pressoché infinita e aiutano a rendere l’ospitalità un’esperienza ancor più coinvolgente, perché per il cliente l’esperienza al bar inizia ancora prima di affacciarsi al vostro bancone. In poche parole si può portare un pochino del nostro banco bar e della nostra ospitalità fuori dal bar. Concludendo questo paragrafo, vorrei aggiungere un aspetto che secondo me è fondamentale: i social permettono di fare networking, ovvero di costruire una rete di contatti professionali. A livello mondiale, Linkedin è il re dei social per questo scopo, tuttavia non è ancora molto utilizzato dai bartender (si può fare anche attraverso altri social, come Instagram o Facebook). Fare networking è importante perché vi aiuterà a restare aggiornati sui trend del momento, di essere conosciuti e rispettati all’interno di un settore ed eventualmente di essere referenziati per una posizione lavorativa (referenziati è bello, raccomandati è brutto).

Come usare correttamente i social: ecco cosa ne pensiamo io e Pierpaolo

La prima regola che dovremmo tenere bene a mente quando ci relazioniamo con altre persone sui social è quella di rispettarne le opinioni e le scelte. Riscopriamo il rispetto, soprattutto verso chi la pensa diversamente da noi, e ne avremo tutti da guadagnare. Sul mio gruppo facebook COCKTAIL ENGINEERING PRO c’è una sola regola fondamentale: commentare sempre rispettando gli altri e soprattutto commentare se si ha qualcosa da dire, non per dare aria alla bocca. Con questa semplice regola sono riuscito a creare una community di quasi 5000 bartender (ad oggi, luglio 2021) nella quale tutti si sentono liberi di fare domande e condividere le loro ricette. Gli stronzi non li vogliamo! Oltre al rispetto, bisogna tenere a mente che comunicare è un esercizio che si migliora con l’allenamento, proprio come correre tutte le settimane ci fa aumentare la resistenza allo sforzo. Vi faccio un esempio: andate sul mio canale YouTube e guardate i video in ordine cronologico. Vedrete quanto sono migliorato nello speech davanti alla telecamera, all’inizio ero molto impacciato! Anche sui social bisogna perseverare con pazienza, cercando di capire un po’ alla volta quale sono i contenuti che interessano di più alle persone che ci seguono, per concentrarci su quelli. Se avete intenzione di usare il vostro profilo social per coltivare, con la giusta ambizione, il vostro personal brand, decidete innanzitutto se volete fare intrattenimento o informazione. Per capirci: pubblicare la foto/video di un drink con relativa ricetta è fare informazione, pubblicare un video in cui alzi pesi e urli come Danny Lazzarin è fare intrattenimento. Non è un peccato mortale, ogni tanto, andare fuori tema o essere più leggeri (anzi, è sicuramente positivo), però se l’obiettivo è farsi notare a livello professionale bisognerà privilegiare sicuramente la prima tipologia. Attenzione però: fare informazione non vuol dire essere noiosi o costruirsi un personaggio diverso da quello che si è. Per farvi capire meglio questo concetto, guardatevi il profilo Instagram di Francesco Galdi. Un perfetto mix di professionalità e simpatia, dove la sua personalità esce in maniera chiara e ti fa affezionare alla sua persona. Oppure guardatevi il profilo di Giorgio Bargiani. Professionale, elegante, ma non ingessato. Perfetto per il ruolo che ricopre al Connaught bar. Come ultimo esempio vi spiego perché nei miei video su YouTube non taglio gli errori che faccio e ogni tanto faccio qualche battuta. Quando sono dietro il banco mi capita di sbagliare (come quando ho sbagliato a versare la Coca-cola nel Long Island) e volevo comunicare, indirettamente, questa cosa. Tutti sbagliamo, anche i bartender che hanno maggiore visibilità. Spero che questo articolo ti sia piaciuto o comunque tu lo abbia trovato utile. Non per forza devi essere d’accordo, ma spero di averti dato qualche spunto di riflessione. Se vuoi possiamo parlarne all’interno del mio gruppo facebook. Se non sei ancora iscritto al gruppo, clicca qui. Ti aspetto! Buona Miscelazione, Giovanni
Autore
Giovanni CeccarelliDivulgatore, docente, consulente

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